Trump ha stabilito i «dazi di reciprocità» per tutto il mondo

Alla Cina l’aliquota del 34%, all’Unione Europea il 20%; alla Gran Bretagna il 10%

Donald Trump ha spiegato, in un discorso tenuto nel giardino della Casa Bianca per quasi un’ora, la logica con cui ha calcolato i dazi che a partire dalla mezzanotte della costa orientale degli Stati Uniti entreranno in vigore.
Li ha chiamati «dazi di reciprocità», spiegando che la sua è una reazione a quelli già applicati dai paesi del mondo che importano prodotti USA.
La soglia minima dei dazi è stata fissata nella misura del 10% a tutti gli stati che esportano negli USA. Per scendere allo zero, le aziende dovranno produrre nel suo Paese.
Per ogni singolo stato ha calcolato mediamente di applicare circa il 50% delle imposte analoghe esistenti nei vari paesi.
Ovviamente ha steso una tabella e l’ha presentata. Eccola.
 
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Nella colonna di sinistra si leggono i paesi di riferimento.
Nella seconda colonna si vedono i dazi o altre imposte equivalenti in essere sui prodotti esportati dagli USA in quei paesi.
Nella colonna di destra si leggono i dazi imposti da Trump Paese per Paese.
Come si può vedere, certi dazi sono molto alti, come per Vietnam (46%), Cambogia (49%), Sri Lanka (44%), Madagascar (47%), Myanmar (44%) e Laos (48%). Ma si tratta di paesi che a loro volta hanno imposto barriere doganali sui prodotti americani intorno al 90%.
Alla Cina, che per le sue importazioni dagli USA ha imposto tariffe doganali del 67%, Trump ha stabilito il 34%.
All’Unione Europea, che è la voce che ci interessa di più, Trump ha stabilito dazi per il 20%, a fronte del 39% imposto dagli Stati europei.
Per concludere, alla Gran Bretagna ha imposto dazi per il 10%, che corrispondono pari pari ai dazi di reciprocità.
 
Però ci sono due cose da precisare. La prima è che, per quello che abbiamo capito, Trump ha incluso nei «dazi di reciprocità» anche le imposte sui consumi. Ha parlato infatti di IVA. Forse Trump non sa che l’IVA viene applicata su tutti i prodotti e che poco c’entrano con i dazi, tanto vero che l’IVA viene applicata anche sui dazi. Ma se ha incluso l'IVA, cade l'intero castello di reciprocità.
Ma forse su questo potrà essere più chiaro in un secondo momento, perché ha precisato che dovrà poi essere trattata voce per voce perché i regimi fiscali sono totalmente diversi prodotto per prodotto.
Si ricorda che il dazio sulle auto non prodotte negli USA era già stato fissato nel 25%. Ma molte aziende hanno espresso l'intenzione di aprire produzioni negli Stati Uniti, come Stellantis, che investirà cinque miliardi per ampliare gli stabilimenti già esistenti.

Per fare alcuni esempli, L’IVA sui medicinali in Italia è del 10%, contro il 24% degli altri prodotti. Inoltre, i dazi sui medicinali colpirebbero solo i cittadini statunitensi perché, se ne avranno bisogno, dovranni acquistarli e basta, in attesa che si aprano fabbriche lì.
Sul vino il discorso è diverso. Il 20% applicato oggi da Trump è un decimo del 200% minacciato nei giorni scorsi. Inoltre, il dazio del 10% esisteva già, per cui l’aumento risulta essere solo di un altro 10%. Che comunque non è una cosa da poco, perché se non fa soffrire i grandi vini, potrebbe essere pesante per il Prosecco.
Come si sa, interi containers di vini erano fermi in attesa di conoscere l’entità dei dazi; perché potevano non arrivare negli USA per tempo. Ora vedremo se partiranno.
A conclusione del Vinitaly, che incomincia tra giorni, potremo tirare le prime somme.
 
Come ha detto Trump, tecnicamente si dovrà studiare voce per voce. Insomma il 20% che dalla mezzanotte scatterà dovrà essere studiato con attenzione.
Meloni ha quindi ragione a dire che la situazione non è preoccupante perché appunto sono prfeviste trattative.
E potrà essere comunque una trattativa europea, perché l'UE dovrà valutare i singoli prodotti dei 27 paesi che la compongono.

GdM

Riportiamo qui le due tabelle ingrandite, inmodo che si possano leggere meglio i contenuti.

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