Aggressioni e disordini in carcere di Spini di Gardolo

Il duro comunicato del sindacato SAPPE: «È necessario un cambio di passo e di direttore!»

Non c’è pace per la Casa circondariale di Trento. Nella serata di venerdì 28.03.2025, all’interno delle sezioni detentive dell’Istituto di Spini di Gardolo, si è consumata l’ennesima aggressione a danno di due poliziotti penitenziari.
A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, per voce del vicesegretario regionale del Trentino-Alto Adige David Stenghel.
«Intervenuti per sedare una rissa scoppiata tra alcuni detenuti di etnia magrebina all’interno della sezione “a trattamento ordinario” 3G, – spiega. – Sono stati insultati, colpiti con degli sputi e dei bastoni, riuscendo solo con l’arrivo di altri colleghi a evitare conseguenze ben peggiori. I poliziotti sono stati subito soccorsi ed accompagnati al Pronto Soccorso dell’Ospedale S.Chiara di Trento, per contusioni multiple in varie parti del corpo».
 
Il sindacalista prosegue: «I disordini sono poi comunque proseguiti nella giornata di ieri, quando al rientro pomeridiano dai cortili passeggi, un gruppo di detenuti, tra cui quelli che la sera prima si erano resi protagonisti dell’aggressione ai due agenti, si sono rifiutati di rientrare nelle rispettive celle, impossessandosi della sezione 3G, fomentando la restante popolazione e con l’appoggio di altri detenuti, messo in atto un principio di rivolta.»
Sono state preallertate alcune pattuglie delle altre Forze dell’Ordine, a presidiare l’Istituto di Spini di Gardolo e fatto confluire altro Personale da altri Istituti del Triveneto, che, una volta riportata la situazione alla normalità, hanno supportato il Reparto di Trento per il trasferimento in altre sedi Penitenziarie dei cinque detenuti più riottosi.
 
Un forte senso di vicinanza il SAPPE lo esprime a favore dei colleghi rimasti feriti, augurandone una pronta guarigione.
«Ora basta!! – Tuona Stenghel. – Quelli di ieri e dell’altro ieri sono solamente gli ultimi in ordine di tempo di una lunga serie di episodi di aggressioni, minacce e danneggiamenti ai danni del Personale di Polizia Penitenziaria e amministrativo effettuati dai detenuti ristretti nel Penitenziario di Trento negli ultimi 5 mesi.»
 
Per Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, «la Polizia penitenziaria svolge un lavoro prevalentemente al chiuso.
«La sua eccezionalità sfugge allo sguardo dei cittadini ma, come ha anche autorevolmente ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è chiamata quotidianamente a fronteggiare difficili situazioni di tensione e sofferenza, sempre più frequenti a causa del grave fenomeno di sovraffollamento in atto.»
 
Determinante è il contributo delle donne e degli uomini del Corpo all’attuazione del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena per il possibile reinserimento nella vita sociale dei detenuti, nonostante le assai critiche condizioni del sistema carcerario.
«Ed è solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se le giornate di follia nel carcere di Spini di Gardolo sono comunque state fortunatamente contenute.
«Chiediamo URGENTI provvedimenti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria per riportare un clima sereno e sicuro presso l’Istituto di Trento, che forse, avrebbe bisogno, a questo punto, anche di un cambio a livello direttivo.»
 
Ma per il leader del SAPPE, «servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto.
«Servono poliziotti e regole d’ingaggio chiare, tecnologia e formazione per chi sta in prima linea nelle Sezioni, strumenti di difesa e contrasto delle violenze.
«Bisogna applicare ai violenti l’arresto in flagranza di reato per i detenuti che aggrediscono poliziotti penitenziari o mettono in grave pericolo la sicurezza del carcere, il carcere duro con isolamento fino a 6 mesi (articolo 14 bis dell’Ordinamento penitenziario) e il trasferimento immediato in particolari sezioni detentive a centinaia di chilometri dalla propria residenza, come prevede il successivo articolo 32 del Regolamento.
«Sicuramente a molti detenuti violenti la voglia di creare disordini mettendo a rischio la sicurezza delle carceri oppure aggredire il personale passerà.»
 
Capece torna infine a sollecitare, per la Polizia Penitenziaria, «la dotazione del taser, che potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza in chiave anti aggressione (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici).»